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14 gennaio 2020

MEDICINA DI CIVIDALE Alcune opportune riflessioni


Affermare, come fa il Consigliere regionale cividalese Elia Miani,  che "Il concetto di reparto di Medicina oggi è molto diverso da ciò che troviamo a Cividale" non corrisponde al vero.

La Medicina di Cividale fornisce cure analoghe a quelle erogate dalle Mediche di Udine, con un valore aggiunto,  la maggiore attenzione al paziente che non possono permettersi i reparti udinesi il cui  sovraffollamento  frequentemente costringe  ad attivare i posti bis. Questa situazione  non rispetta i parametri ospedalieri previsti dalla normativa poiché viene aggiunto il terzo letto in stanze idonee solo per due. Ciò crea notevoli disagi ai pazienti e problemi di gestione al personale.
Chiudere i 22 posti letto di Cividale, in aggiunta a quelli tagliati allo stesso ospedale di Udine, aggrava una situazione già critica sia per gli udinesi che per gli abitanti dei comuni dell'hinterland. Vogliamo parlare anche dei tempi di attesa per i ricoveri nelle mediche udinesi? Sono ben noti ai famigliari e anche agli equipaggi delle ambulanze.

Miani dichiara inoltre che  "nella città ducale vengono ospitati pazienti con bassa e media complessità che non necessitano di un ospedale". Significa che i nostri pazienti sono più sani e meno soggetti ad eventi acuti? Magari! Significa solo che Miani e i suoi colleghi ritengono che un paziente delle Valli e del cividalese ha meno diritto alle cure di un paziente che abita in piazzale Chiavris. Se così non è, se anche tra i pazienti udinesi ci sono quelli con bassa e media complessità, dove verranno accolti, visto che è stato chiuso il reparto per post acuti denominato PACU? Una evidente incoerenza.

Ma c'è un altro aspetto che non è stato evidenziato con sufficiente forza, mi riferisco ai costi sociali del declassamento di Cividale  che ricadranno sulla comunità e le famiglie.
I famigliari di pazienti anziani con malattie riacutizzate ospedalizzati nel capoluogo, saranno costretti a raggiungere Udine anche più volte al giorno per integrare l'assistenza ospedaliera con l'aiuto nell'alimentazione e nella cura della persona, sempre più precari a causa della riduzione del personale.
La loro presenza è indispensabile per prevenire  i fenomeni di disorientamento, di confusione, di agitazione psicomotoria e perdita della memoria conseguenti allo sradicamento dalla propria realtà famigliare.
Più viaggi significa più costi di trasporto, maggiore inquinamento, ore di lavoro perse, sconvolgimento della gestione dei figli minori.
Si può trascurare tutto ciò? Io credo di no. In un momento difficile come quello che stanno attraversando le famiglie non si può scaricare su di loro anche questi costi.

L'accentramento delle attività ospedaliere, perseguita da decenni, viene presentato come la sola soluzione possibile al dissesto economico del sistema sanitario, ma così non è ed è già dimostrato dalla lettura dei bilanci. Se le economie di scala sono realizzabili nell'acquisto di beni lo sono meno per determinate tipologie di prestazioni.
Il mantenimento di un anello di Reparti Medicina nei territori, con servizi di supporto adeguati, permetterebbe anche un migliore funzionamento dei reparti specialistici udinesi comprese le mediche.
Mediche vere non surrogati battezzati con i nomi più fantasiosi!


Ripensare il funzionamento del sistema sanitario perseguendo maggiore equità individuando altri modelli organizzativi  richiede coraggio e lungimiranza politica ed è esattamente ciò che manca all'attuale classe dirigente.